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Three people recording a volleyball-focused social sciences podcast in a studio

EP. 01

Un’azione di pallavolo dura tre secondi. Sei persone, nessuno che vince da solo. Terzo tocco guarda uno sport da vicino e ci vede una società in miniatura.

EP. 02

Se siamo capaci di costruire uno sport come la pallavolo, in cui molti agiscono come uno, pur restando molti; in cui ci si oppone senza ferirsi e si vince senza sottomettere; in cui il bene comune circola e i vantaggi non diventano possesso… perché non dovremmo provare a costruire, almeno un po’, qualcosa di simile anche fuori dal campo?

EP. 03

Per trent’anni un’isola di undici milioni di abitanti ha dominato il volley mondiale. Poi alcuni suoi campioni hanno cominciato ad andarsene, fino a giocare sotto altre bandiere. Albert Hirschman lo aveva capito: quando una cosa che ami peggiora, puoi andartene o puoi restare e protestare. La storia della pallavolo cubana è la storia di cosa succede quando la prima opzione diventa l’unica.

EP. 04

Una squadra gira alla perfezione, poi all’improvviso si sfalda: errori a catena, silenzio, occhi che cercano un colpevole. Di solito diciamo “hanno perso la testa”. E se invece non fosse un mistero, ma una legge?

Con l’immagine di una pallina in fondo a una valle, la puntata mostra cos’è davvero la resilienza, i cinque segnali che annunciano il collasso, e il rallentamento critico: lo stesso segnale che precede la morte di una foresta, il crollo di un mercato, l’inizio di una depressione. La buona notizia: la valle si può scavare.

EP. 05

Due enigmi. Un’isola caraibica di undici milioni di abitanti, povera e senza mercato dello sport, che per trent’anni sforna le squadre femminili più forti del pianeta. E un paese che vince tutto – mondiali, coppe, il campionato più ricco del mondo – tranne l’unica cosa che conta davvero: l’oro olimpico.

Sembrano storie opposte. Hanno la stessa spiegazione.

In questa puntata attraversiamo settant’anni di imperi del volley: le “streghe d’Oriente” giapponesi uscite da una fabbrica tessile, l’orso sovietico che applicava la scienza allo sport quando in Occidente era ancora un passatempo dopolavoristico, le spettacolari ragazze dei Caraibi. Tutti saliti in cima. Tutti crollati.

Perché è il mondo, sotto i piedi di chi domina, che cambia le regole. E ciò che ieri ti faceva vincere, oggi è la zavorra che ti affonda.

EP. 06

Un allenatore guarda una ragazzina in campo e dice: «quella ha talento». Ma cosa ha visto davvero, in quel momento? In questa puntata smontiamo la parola più comoda dello sport – e della meritocrazia. Il mese di nascita che decide chi arriva in serie A, i tre capitali di famiglia che nessuno vede, il corpo costruito da nutrizione e medicina, gli anni di pratica travestiti da dono. Alla fine, «talento» resta la parola che nasconde tutta la struttura sociale che l’ha reso possibile. Ed è per questo che è la più politica di tutte.ì

EP. 07

C’è uno scout-man in ogni palazzetto, e un tablet che sa dove l’avversario ha attaccato le ultime quattrocento volte. Ma le nuvole non sanno di essere osservate: un giocatore sì. E nel momento in cui il suo colpo migliore diventa prevedibile, ha tutto l’interesse a tradirlo.

Una puntata controcorrente sull’ossessione statistica nello sport. Perché ogni statistica è un necrologio, perché «i dati grezzi sono un ossimoro», e perché le partite che ricordiamo per tutta la vita sono esattamente quelle in cui i numeri si sono sbagliati.

EP. 08

La pallavolo arriva in Italia nel 1918, su una spiaggia romagnola, al seguito di soldati americani. Poi, per trent’anni, quasi niente. Il fascismo la guarda e ci vede quattro difetti: nessun contatto, troppo femminile, nessuna gerarchia, nessuna vetrina. La tiene sommersa.

Poi cade il regime, e quegli stessi quattro difetti diventano quattro pregi. Ma a farla sbocciare non è lo Stato: sono due chiese rivali – la parrocchia e la casa del popolo – che si contendono gli stessi ragazzi. E in quella rivalità, quasi per sbaglio, passa anche l’emancipazione delle donne.

EP. 09

Due squadre, un pallone conteso, e una persona che non gioca, non segna, non può vincere. Eppure decide. In questa puntata uso l’arbitro di pallavolo per parlare di una delle invenzioni più importanti delle società umane: il terzo che si mette in mezzo a due che litigano e trasforma una rissa in un processo.

Perché obbediamo a chi può sbagliare? Che cosa dicono i cartellini sulla proporzionalità della pena? Perché il cartellino verde premia chi si autoaccusa? E perché un arbitro che accetta di essere corretto dalla moviola non diventa più debole, ma più legittimo? Da Simmel a Luhmann, un viaggio nella sociologia del diritto che finisce con un ringraziamento a chi arbitra il sabato pomeriggio, in una palestra di provincia, dove non c’è il video e volano gli insulti.

Perché la giustizia va rispettata anche quando non coincide con la nostra idea di giustizia. L’alternativa non è la giustizia perfetta. È la faida.

EP. 10

23 ottobre 1964, Tokyo. In campo, per il Giappone, dodici donne che non erano atlete professioniste. Erano operaie tessili di uno stabilimento di Kaizuka, vicino a Osaka. Otto ore di turno, e poi otto ore di palestra. E negli anni precedenti avevano battuto chiunque, Unione Sovietica compresa.

Come fa un reparto di fabbrica a battere l’Unione Sovietica?

EP. 11

4 febbraio 2022: si aprono i Giochi di Pechino, e come sempre l’Assemblea generale dell’ONU ha votato per consenso la tregua olimpica. Una richiesta priva di qualunque forza, che ogni Stato del mondo vota, anche quelli che non hanno la minima intenzione di rispettarla. 24 febbraio 2022: quattro giorni dopo la cerimonia di chiusura, dentro la finestra di quella tregua, la Russia invade l’Ucraina. In mezzo a quella data e al comunicato con cui la FIVB annuncia il rientro russo nella Nations League ci sono quattro anni e mezzo, e una storia molto più strana di quella che raccontano i titoli.

EP. 12

Ravenna, maggio 2000: in dieci giorni la stessa città vende il suo posto in cima al mondo e vince uno scudetto con i suoi ragazzini. La storia dei Ferruzzi, del capitale che si sradica, e di una regola che vale ovunque: il picco te lo può regalare chiunque, il pavimento te lo costruisci solo tu. E allora la domanda vale per la tua città, non solo per Ravenna. La ricchezza del posto in cui vivi sta in piedi su mille gambe, o su una mano sola che oggi ti tiene su e domani può firmare una carta e portarsi via tutto?

EP. 13

Dodici persone in fila prima dell’inno: che cosa hanno in comune, esattamente? Un documento. Gli Stati ONU sono 193, le federazioni FIVB 222. Passaporti, ius soli sportivo, federazione d’origine. Con Gellner, Anderson, Renan e Wenger. Perché una nazionale non registra un’appartenenza: la fabbrica.

EP. 14

In Italia l’85% di chi comincia a giocare a pallavolo sono femmine. Nei club di serie A le allenatrici sono zero. Che cosa succede nei trenta centimetri di vernice che separano il campo dalla panchina?

EP. 15

Dopo la partita tra Italia e Germania, nella quale il primo set è finito 62 a 63 ed è durato 1 ora 29 minuti, il giornalista Maurizio Colantoni ha proposto di mettere un tetto al punteggio. Sui social è nato un dibattito, che ha messo al centro tutto fuorchè i giocatori e la loro salute fisica. Una puntata su chi ha titolo per decidere quanto può durare una cosa che qualcun altro deve reggere sulle proprie gambe.